Thursday, April 18, 2013

L'intervista a Leo Anibaldi [Cannibald Records]



English version soon 
Iniziamo questa intervista con alcune delle figure che, a nostro avviso, hanno maggiormente ha influenzato la scena elettronica mondiale; la prima è James Stinson; hai avuto l’opportunità di conoscerlo…. raccontaci come hai vissuto quell’incontro e il quanto le produzioni dei Drexciya abbiano influenzato la tua visione…

James Stinton (Drecixya) è sempre stato presente nella mia flycase, continuo a nutrire grande rispetto… uno stile particolare e ben definito che arriva da un lungo percorso di sperimentazione e passione per questa musica. Ho avuto il piacere di incontrarlo più di una volta nelle mie gig, ma ricordo una serata qui al Vecchio Mattatoio di Roma indimenticabile…. James Stinton è sempre stato fonte di grande ispirazione per me come lo sono stati anche i Tangerine Dream ,John Coltrane, Miles Davis, Coil, ecc…

La seconda è Richard D James ovvero Aphex Twin, ma in questo caso è stato lui a venirti incontro….

Nel 1993 ho incontrato Richard D James al vecchio Rage di Londra, dove mi propose di pubblicare un progetto per la sua etichetta, la Rephlex Records. Fu così che iniziai a lavorare su il progetto - Void - dove ho provato a concentrare tutta la mia esperienza creando ambienti sonori inesplorati, andando nel subconscio, perché è questo che mi piace fare, dare sfogo all'immaginazione di tutte quelle persone disposte a comprendere.



Il tuo terzo album – Void - pubblicato per la Rephlex è un album ambient meravigliosamente algido * psichedelico * astratto [quattro>movimenti-Evocation > Void > Paragone > Evidenze] 11 tracce lisergiche che si chiudono con un silenzio di 3,03 minuti sul quale si è dibattuto e scritto a lungo, tirando in ballo anche John Cage. Untitled (b2) è una installazione sonora in cui il non suono diviene una percezione tattile della 303 ?

La traccia in questione riprende il titolo dell'album Void o vero spazio vuoto forse un modo per riflettere …..musica priva di musica ..

Sin dai primi anni 90 hai suonato e prodotto usando campionatori, tastiere, 303, 909… e continui a farlo, ma sei stato anche uno dei primi a lavorare con i sequencer digitali su Commodore e Atari. Come è stato il tuo approccio al digitale in quegli anni di sperimentazione ?

Ho acquistato il mio primo campionatore nel 1989, un Roland s 50 con 2 mega byte di ram; ricordo le difficoltà' per riuscire a suonarci come volevo perché era concepito per un altro tipo di uso… alla fine mi inventai un modo per piegarlo ai miei voleri. Ricordo bene quando acquistai il mio primo computer Commodore Vic20 per poi passare al Commodore 64, una tecnologia giovane e dalle scarsissime risorse hardware che mi consenti comunque di portare avanti le prime sperimentazioni sul beat; Anche con il mio primo Atari 1040 st, molto più dinamico e affidabile, si potevano solo scrivere gli arrangiamenti; la vera rivoluzione arrivò con l’Atari Falcon, dotato di scheda audio digitale ovvero l'avvento del Audio Recording. Devo dire che appena misi mano su questa tecnologia l'impatto non fu dei migliori in quanto il suono non era caldo ma piuttosto freddo, asciutto, troppo digitalizzato, così continuavo ad usare fondamentalmente la mia piattaforma analogica. Negli anni successivi ho provato tutte le piattaforme digitale esistenti a partire da Pro Tools e Apogee. Mi sono dedicato allo studio della sintesi analogica modulare grazie al Roland System 100 M, un synth che mi ha permesso di creare qualsiasi tipo di suono dalla KIK, a linee di basso molto personali e fu per me un illuminazione. Iniziai ad ampliare la mia collezione di Drum Machine come le Roland TR 606, 707, 808, 909, 727, Akai , Pearl Drum , Visco Space, fino alla scolperta del Syntex (Elka) una sorta di Moog concepito in Italia, sino ai primi ibridi digitale/analogico come il Roland JD 800. Oggi continuo ad usare le stesse macchine che avevo prima abbinato alla tecnologia digitale moderna e devo dire sono molto soddisfatto.



Rimando in tema, il digitale, inteso sia come software che come supporto, ha consentito a tantissime persone un approccio semplificato all’arte del djing e più in generale fa favorito una iperproduzione di musica elettronica nonchè la nascita di tante nuove etichette (forse troppe); come conseguenza (non gradita) ha portato con se la polverizzazione del mercato discografico e una sostanziale penalizzazione delle produzioni di qualità. Quale è il tuo punto di vista sia come artista che come label manager ?

Su questo tema c'è molto da dire, proverò' ad essere sintetico. Non sono contro i software moderni ma contro il sistema che gli è stato creato intorno. Sono ancora oggi un grande amante del vinile, ma non disdegno tutti gli altri tipi di piattaforme per il djing come :Serato, Traktor, Ableton.
Certo se un ragazzo oggi inizia la sua carriera senza passare per l'arte del missaggio ovvero la capacità di saper sincronizzare il beat, questo non va bene perché prima di affidarsi all'auto sync bisogna avere una profonda conoscenza o esperienza sull’arte del djing. Devo dirti che questi software sono di grande utilità, ma dipende sempre dall’uso che se ne fa. Io ho suonato più' di una volta con Traktor, ma usando 4 decks, con solo loop di 2 secondi o 3 al massimo, ed il risultato è eccellente perché mi da la possibilità' di improvvisare continuamente e rendere quindi le tracce irriconoscibili, grazie anche all'uso degli ottimi effetti in dotazione. Se invece Traktor viene usato solo per suonare una traccia insieme ad un’altra, come emulazione del vinile, bè allora non rimane molto da fare, una volta spinto il play e avviato il mix….
Il top per me è Serato perché la tecnica rimane quella di una volta, senza auto sync o altro tipo di aiuto dal software e devo dire che il feeling e stupendo. Ricordo poco prima della nascita di questi software e shop digitali gli artisti, su i cataloghi, erano molto meno e tutti piuttosto bravi perché la produzione di un lavoro aveva un costo non indifferente e quindi prima di produrre un individuo bisognava accertarsi del talento… oggi tutto questo non c'è più e ci ritroviamo in un mare di dj e un oceano di label… ognuno ha il suo perché? C'è qualcuno che ci ha meditato sopra… a partire da Beatport coinvolgendo quasi tutti in questo caos che è diventato il mercato delle produzioni musicali.
Tutti oggi possono vivere il proprio sogno da produttori di musica elettronica e i gli shop digitali lavorano e ingrassano i propri conti in banca con la politica dei grandi numeri. Chiunque può vendere la propria musica a prescindere dal valore. “Tu” con il tuo prodotto scarso valore, vendi pochissime copie e non porti a casa soldi, “loro” portano a casa una percentuale, contando su milioni di “tu” senza futuro…. E’ una politica del fare soldi e basta portata aventi anche da dj di fama mondiale, che conosco personalmente, che si “nascondono”, lavorando per alimentare questo sistema. Ecco svelato l’algoritmo perfetto per fare soldi. Io ho grandi difficoltà quando mi trovo davanti tutte queste label, non ci si capisce più' nulla… vorrei anche comprare un po' di musica digitale ma alla fine ritorno sempre al mio amato vinile. Anche il mercato del vinile discografico ormai è in decadenza, la tiratura massima di copie si aggira intorno alle 300 unità. Se penso al passato mi vien da ridere, vendere 300 copie prima era un fallimento, non un successo e così anche i dischi più belli passano in secondo piano. Bisogna dire che con l'arrivo della rete internet oggi si può costruire una carriera senza averne una veramente… è possibile creare una pagina come artista su facebook e comprare migliaia di likes al prezzo di un euro o peggio sul nostro amato Soundcloud è possibile comprare i play e i commenti… devo dire che si nota subito, anche quando etichette di nota fama, lo fanno per avere più facilmente visibilità. Io parlo per esperienza diretta perché più' di una volta o ricevuto emails fraudolente da questi portali .Prima di tutto io sono un audiofilo amante della musica e dopo sono l'artista e tutto ciò' non è accettabile.

Sempre nei primi metà degli anni novanta hai vissuto fondamentalmente all’estero; Londra e soprattutto Berlino; quanto sono state importanti queste esperienze nella tua formazione tecnica ?

Devo dire che amo viaggiare ed ho avuto la fortuna di realizzare dischi che da subito mi hanno proiettato nella scena mondiale ed infatti già a 19 anni avevo fatto un bel giro dell’Europa. Non credo comunque che abbia giovato alla mia creatività. La creatività è una dote che una persona ha dentro e non importa se si vive a Berlino,Londra o in Olanda; io credo non faccia alcuna differenza per la carriera di un artista. Quando andai a vivere a Berlino, fu per amore non per la carriera; oggi tutti si stanno stabilendo li' credendo di poter far qualcosa ma io ribadisco che 'e il talento che conta e basta.

Veniamo alla città di Roma. Una città, soprattutto nei primi anni 90, balcanizzata; conflitti fra quartieri, opposte tifoserie e opposte “fazioni” politiche che definivano non solo gli spazi, ma anche le relazioni; eppure tu e un manipolo di producers eccezionali, fra i quali, oltre te menziono solamente alcuni fra i più rappresentativi quali Lory D, Max Durante (che abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro podcast series il mese scorso), Eugenio Vatta, Andrea Benedetti e i fratelli Marco e Fabrizio D’Arcangelo riusciste a fondare, nelle reciproche differenze un movimento che definì il Suono di Roma. Sei d’accordo con il mettere la Scena di Roma sullo stesso piano della Scena di Detroit ?

Io credo che si possa parlare del Suono di Roma come si possa parlare del Suono di Detroit che esiste ed è vivo. C'è qualcuno che ancora oggi si spaccia per il fondatore (del Suono di Roma) ma senza fare polemiche, io non mi ricordo durante tutte le nottate passate con Lory D,Eugenio Vatta,Andrea Bendetti di questa o queste persone anche perché, ne negli anni 90 questi individui o individuo venivano a sentirci suonare oppure a ballare e successivamente si sono appropriati di questo, come slogan - The sound Of Rome - Io direi, fate vostro ciò' che è vostro… basta prendersi i meriti degli altri e non basta vivere a Berlino e pubblicare biografie con meriti che non sono propri… siamo nel 2013 e parlate di quello che avete fatto… Io personalmente ho venduto più' di 30.000 copie di vinili. La storia parla da se, quindi, basta. Grande rispetto per i fratelli D'arcangelo ovviamente la mia discussione non si riferiva a loro.



Per buona parte degli anni 90, sulle riviste mainstream si è parlato di musica techno solo in termini di, musica di “destra”, soprattutto per la presenza di naziskin nei rave romani e comunque priva di contenuti. Verso la metà degli anni 90 i centri sociali e soprattutto a Roma il Forte Prenestino, scoprirono e alimentarono la scena riuscendo a cogliere la carica rivoluzionaria o quantomeno “differente” della musica techno. Quale è la tua opinione al riguardo ?

Roma, era ed è una città molto difficile, divisa in fazioni, tutti contro tutti… ricordo che negli anni 90 la presenza di parecchi nazi ai rave e non mancarono i problemi direi. Preferisco ricordare la bellissima gente che ballava e comprendeva perfettamente quello che stava accadendo in mezzo a tante mele marce.

Nelle tue produzioni passi dall’ambient alla techno, dalla jungle, all’acid, all’Industrial senza che si possa avvertire il benché minimo segno di incertezza. Che musica ascoltavi da ragazzo ? Ricordi il primo vinile che hai acquistato ?

Per me, la musica è tutto e non un solo genere. Sono un percussionista, arte appresa da mio padre e quindi adoro il break beat pattern, differenti, consecutivi e tutto ciò che mi fa muovere la testa in fase di creatività, quindi che sia techno o altro per me, non fa differenza è il groove che conta…..

Alcune tue produzioni come Full Immersion e Nothing Has Changed, entrambe del 1993, mi fanno venire in mente una parola: Jazz…

Si, il jazz lo adoro, sopratutto le produzioni più psichedeliche di Miles Davis, come Bitches Brew e anche tutte le ultime produzione di John Coltrane che realizzò' insieme alla moglie Alice Coltrane, ne cito uno in particolare, Infinity…



Dopo anni di assenza dalla scena, nel 2009 hai fondato la Cannibald Records, alimentando la scena techno nazionale con produzioni eccellenti sia in vinile che in digitale. In tutta franchezza, ci stai dentro con le spese ?

Come ti ho detto prima, ormai il mercato discografico è quasi morto o comunque in una fase di forte decadenza… quindi entra in gioco solo la passione e il cuore….

Ti lasciamo con l’immancabile domanda su i progetti futuri di Leo Anibaldi e della Cannibald Record?

Ho molte release in uscita e vi posso anticipare qualche nome, ovvero The Advent, Orlando Voorn (Format #1) (The nighttripper), Adam X, Claudio P.R.C., Ness, Donato Dozzy, Giorgio Gigli, Dino Sabatini, Light & Shperes (Gianluca Meloni e Francesco Cianella).










2 comments:

Anonymous said...

assolutamente il numero 1!!!!

Francesco Cianella said...

Campione del mondo !

Daje er gas..

:-)