Sunday, March 24, 2013

Intervista a Gino Roberti aka Konik Polny




L’intervista a Gino Roberti aka Konik Polny doveva essere una normale intervista con le domande e le risposte; si è trasformata in un racconto…. raves, viaggi, incontri e storie di un producer abruzzese emigrato prima a Bologna e poi a Berlino [e le domande sono quasi sparite]. English version very soon



Bisogna tornare indietro di quasi vent´anni; quando, senza quasi capire come, mi sono ritrovato, perso nella spirale dei techno party illegali! É stato un periodo magico, irripetibile; orde di nuovi “barbari” migranti, si muovevano da un capo all´altro del vecchio continente su camion e furgoni militari, trasformati in case mobili, senza armi o sogni di conquista, ma sound system, luci strobo, branchi di cani e la voglia di abbattere confini culturali, fisici e mentali a colpi di cassa dritta e bassi.
Io, come tanti altri in quegli anni, mi son trovato a naufragare a Londra; era il lontano 1993; giovane e confuso figlio degli anni 80, senza sapere bene dove volevo andare e perché, con la mia chitarra in spalle e tanta voglia di nuove esperienze; insomma un teenager tipico di oggi come di ieri. A Londra mi sono ritrovato a vivere in uno squat, dove organizzavano serate di vario tipo, tra cui anche techno parties; dopo la prima festa ero scioccato dalla velocita e dalla violenza di quella musica, ma dopo 2 o 3 parties ho avuto "l’illuminazione";.ho venduto la mia chitarra e comprato la mia prima drum machine! Konik Polny nasce in questo contesto, tra il fango e la polvere dei rave parties della fine anni 90 in Europa. Ad esser precisi il nome Konik Polny é venuto fuori in Olanda nel 2000…prima mi chiamavo F.B.M.!
La cultura dei Rave si stava diffondendo in Europa; I rave, si tenevano, in linea di massima in vecchi capannoni abbandonati, lontani dal centro città e non interessavano a nessuno. Insomma gli sbirri ci lasciavano fare senza troppi problemi, pensavano che ci saremmo "estinti" presto, mangiati dalle droghe! Poi hanno cominciato a “capire”, che, i rave non erano solo, party clandestini dove ballare e sballarsi, ma erano sopratutto un melting pot, un punto di incontro, tra culture, nazionalità e idee diverse, senza controllo, organizzazione; un nuovo modo di vivere il mondo, un nuovo senso di libertà; Idee sovversive che, come un virus, si diffondevano rapidamente tra i giovani europei, al di fuori di ogni schema! Era l´estate del 2000; quando iniziò una pesante repressione contro il movimento dei techno traveller: nuove leggi repressive contro i raves in Francia e Italia, sgomberi sempre più violenti, sequestri dei sound system; il “sistema” aveva cominciato ad intuire le potenzialità sovversive dei rave parties. 




Ero in Olanda nell´agosto del 2000, dove, come ogni anno, si teneva un Teknival; quell´anno arrivarono migliaia di persone da tutta Europa e le forze dell´ordine, prese in contropiede dal numero spropositato di "pankabestia" che si erano riuniti in un campo desertico, poco fuori Rotterdam, ebbero la "geniale" idea di sgomberare (per 3 volte) un orda di techno travelers inferociti dai loro accampamenti nei pressi dei sound system. Migliaia di persone si riversarono per le strade di Rotterdam, devastando e rubando qualsiasi cosa. Orde di psiconauti, che rapidi e (di)organizzati, svuotavano gli scaffali dei market, negozi di vestiti, devastando pompe di benzina etc. Il saccheggio andò avanti per l’intera giornata, sino al tramonto, con la polizia che cercava di arginare il danno, chiudendo caselli, stazioni di servizio, ma senza risultati!
L’inferno per loro, parco divertimenti per noi. Nel mezzo del caos dissi ad un amico polacco:" Sembriamo cavallette, arriviamo, distruggiamo, voliamo via e ci ritroviamo al prossimo rave senza che gli altri capiscano come!" Lui mi risponse "tak, we are like Konik Polny" che vuol dire cavalletta in polacco.  La cavalletta é per me l´animale che più incarna quello che é stato il movimento dei rave degli anni 90! Sia dal punto di vista estetico, molto biomeccanica, che concettuale. La musica techno, come il punk negli anni 70, era innanzitutto una forma di ribellione al sistema, ma proprio per la sua caratteristica nomade e itinerante, era virtualmente incontrollabile e imprevedibile, un po come le cavallette, che arrivano, devastano, davanti agli occhi increduli degli abitanti, e volano via!


Il passaggio dalla cassa dritta allo snare in levare, é stata una bomba atomica nel mondo dell´elettronica degli anni 90 e soprattutto nella Bologna primi anni 90 dominata dalla drumm ‘n’ bass, anche se io, già all´epoca, più che dalle sonorità d’n’b ero più attratto dalle sonorità di Amon Tobin e Aphex Twin.
Ma Bologna non era solo quello, c´era anche un forte movimento techno rave di cui abbiamo già parlato prima al quale si affiancava quello della minima; a te (giacomo sgobba aka Ashh Ist) devo riconoscere il merito di essere stato uno di quelli che mi ha aperto a questo genere musicale, grazie alla trasmissione radio Kontainer (condotta da Giacomo Sgobba e da il Barone su Radio K Centrale). In quegli anni fervidi e poderosi la Radio diventò un punto focale per le contaminazioni di ogni genere; Anche io, ai tempi, gestivo un appuntamento fisso in radio – Boulevard -, con B-Fax e Buzz, un progetto per metá d´n´b, curato da loro, per metá I.D.M. e techno, curata da me.
Come dimenticare le serate organizzate dal Kotntainer djset nella sala nera del Link. Diciamo che la mia musica si é formata a metá tra queste due realtà. I Miei set sono sempre basati su ritmiche break e sulla vecchia cara cassa dritta! Son stati belli produttivi quegli anni Bolognesi.


Ma le cose cambiano, a Berlino ci sono arrivato per caso; una vacanza che amici mi avevano regalato dopo la laurea; sarei dovuto restare solo due mesi e invece sono qui da 12 anni. La Berlino in quegli anni era ancora lontana dai riflettori, lontana dall´essere la capitale della techno, lontana dal diventare quello che oggi i giovani di tutto il mondo conoscono. Ma di certo, Berlino era già il centro del nascente movimento techno minimal europeo; Berlino di quelli anni era un enorme “Gabinetto del dottor Caligari”, un miscuglio di lingue, generi e stili… non sapevi mai cosa ti aspettava dietro l´angolo. C´era fermento, aria di libertà e la convinzione che stesse nascendo qualcosa di nuovo. Berlino era un cantiere aperto in ogni senso, con foreste di gru che erano nate dove prima si trovava il muro, che costruivano una nuova Berlino, sulle ceneri dei vecchi schemi, ideali e rancori, di cui erano tutti stanchi. Stava nascendo una nuova generazione di giovani liberi e aperti al nuovo. C´era curiosità verso il diverso, finalmente si era liberi di muoversi, senza restrizioni o regole assurde imposte, fino a poco tempo prima, da un lato dal sistema capitalistico, dall´altro da quello comunista. Da un lato, le porte dell´Est Europa, che si aprivano con migliaia di giovani finalmente liberi di muoversi liberamente, dall’altro lato, Berlino “subì” un’invasione, altrettanto forte, di uomini e donne provenienti da ovest, attirate dai costi bassi e dagli infiniti spazi dove potersi esprimere. Fattore molto importante, che ha favorito la nascita della Berlino che noi conosciamo é che la parte est della città, si svuoto rapidamente dopo la caduta del muro; C´era quindi spazio per tutti, c´erano case da occupare, c´erano club in cui si entrava da tombini per strada, c´erano posti come l´ostgut o il tresor, dove entravi venerdì e uscivi dopo tre giorni, come se ne fossero passate tre ore! Non c´erano regole, ma c´era rispetto, non c´era violenza, c´era allegria nelle strade, non potrei rendere l´idea di quello che ho visto, é vissuto, neanche con 1 milione di parole… mi sentivo libero. Berlino era lontana dalla frenesia di Londra, dai portici di Bologna, dove lo stesso fenomeno c´era già stato anni prima. A Berlino arrivavano ogni giorno musicisti, cantanti, pittori, visual artist, e ogni tipo di artisti, da tutto il mondo. Questa mancanza di "radici" ha permesso la fusione di generi e stili diversi, che hanno lentamente dato vita a quella che oggi é conosciuta come la techno berlinese!


Berlino è cambiata negli ultimi anni, in peggio, causa l’invasione di centinaia di pseudo artisti, che giungono in città, alla ricerca di "fortuna", senza però contribuire alla sua crescita culturale e al suo sviluppo, ma serializzando e copiando quello che già c’è. Oggi da un lato assistiamo all’invasione delle gallerie d’arte, da l’altro, gli spazi dove potersi esprimere al di fuori del circuito del business fine a se stesso, diventano sempre meno; Come ben sapete, il Tacheles é appena stato sgomberato, e come lui, molti altri luoghi underground stanno chiudendo, o peggio trasformandosi in posti commerciali Con questo non voglia dire che Berlino sia "decadente", ma come per altre realtà metropolitane è un problema di spazio; In una città dove ogni giorno arrivano persone nuove, ma dove gli spazi (intesi come abitazioni, clubs, squat) diminuiscono radicalmente (i berlinesi sono diventati "gelosi" dei propri spazi vitali, conquistati con lunghe battaglie, tempo e lavoro). La Berlino del dopo muro, la Berlino dei club underground, non esiste più, e chi vieni qui alla ricerca di quella Berlino, resterà deluso! Berlino é, e resta, una città in fermento, una città piena di energia vitale e creatività, come sono state Londra o Bologna nei decenni passati. Se posso dare un consiglio ai giovani italiani che stanno leggendo questa intervista, é di andare ad Est! Repubblica Ceca, Polonia.

- veniamo alla tua visione della musica partendo dai live. Hai alle spalle tante esperienze, hai suonato nei migliori club berlinesi quali Suppamolli, Maria am Ostbahnhof, Fishladen - in luoghi occupati quali The Köpi (squat) e tacheles, nei rave e alla Love Parade. Quale è il tuo approccio ai live set ?

Io credo che la figura del musicista in un techno party, indipendentemente da dove si svolga, é associabile a quella dei sacerdoti/sciamani nei riti tribali, nel senso che, nei riti sciamanici tramite ritmi percussivi e sostanze psicoattive, lo sciamano trasporta i presenti verso un nuovo livello percettivo, aprendo le coscienze e gli animi verso nuovi universi. Il mio approccio al live set é molto vicino a questa idea, ritmi ossessivi, ripetitivi, che allo stesso tempo si evolvono velocemente, mescolati ai vari suoni, messaggi subliminali e frequenze particolari, che trasportano i presenti nel mio “mondo interiore”. Il bello della musica é che puoi far piangere, ridere… puoi far perdere i presenti in un universo fatto di percezioni sonore che diventano tattili e visibili. Questa é una cosa che i vari dj e producers dovrebbero sempre tenere presente mentre suonano, stai giocando con le energie vitali di molta gente, bisogna averne "cura"…;-)

- nel podcast che ci hai regalato ci sono 39 tracce Techno, in poco più di un'ora. Parlaci della tua visione

hahaha…son tante eh? Son rimasto stupito anch´io!!! Era una delle prime volte che scrivevo una tracklist per un mio podcast, e mi sono (finalmente) reso conto del perché nonostante mi preparassi, prima di una serata, playlist di cento tracce, per suonare tre ore, a metá set erano già finite!
Io per anni ho suonato solo live, anche se sono in grado di mixare con i vinili; al tempo, il fatto di avere solo due piatti per mixare, mi impediva, per questioni fisiche, di lavorare nella maniera che desideravo, cioè usare loops, o mixare 3 o 4 tracce insieme, cosa che ho visto fare solo a pochi "mostri" del mixing”; Tutto questo fino al giorno in cui la Native ha introdotto traktor! Questo software mi ha finalmente dato la possibilità di mixare nella maniera che io avevo sempre sognato!!! Si sono aperte infinite possibilità, e per quello che mi riguarda, suonare con Traktor, si avvicina molto ad un live set; la possibilità di poter mettere a tempo quattro tracce, senza dover stare dietro a 4 piatti allo stesso tempo, da la possibilitá di concentrarsi sul mix, e quindi rende più liberi! Peró, allo stesso condivido a pieno i pensiero dei dj "tradizionali" che dicono che mixare con Traktor rende troppo facile il "lavoro", e che apre le "porte della console" a psuedo dj, che fanno "finta" di mixare, e che, alla fin dei conti, fanno semplicemente partire una traccia, già col tasto sync premuto, mentre la precedente sta findendo. Di conseguenza il livello professionale dei djing si sta abbassando; fino a poco tempo fa, se non eri in grado di mettere due dischi a tempo, o di suonare live, te ne stavi a casa. Ci vuole tempo e costanza per imparare a mixare e chi non è davvero motivato si trova davanti un muro di 20 metri da scalare ovvero la non piccola difficoltà di mettere due dischi a tempo… e, soprattutto, farceli restare a tempo. Io mi muovo sul controller di traktor come una piovra, cambio una traccia ogni due minuti, taglio bassi, aggiungo effetti, insomma, suono! Io non faccio far tutto al programma, e credo che chi ascolta un mio set si renda conto di quando io mi "muova" sul mixer, ma non potrei raggiungere gli stessi livelli usando i piatti, é un modo diverso di essere dj (cioè disc jockey), io non mi definisco dj, preferisco chiamarlo mashuper. 





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